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Relazione
convegno banche
IL CLIENTE È RE?
CRM, marketing, relazione con il cliente e con il
cittadino
EDIPI
dal 2 a 3 di aprile ha organizzato questo convegno sugli investimenti
in CRM per migliorare il servizio al cliente e al cittadino.
Il convegno era dedicato agli operatori di quattro aree: banche,
assicurazioni, pubblica amministrazione e alle imprese.
Coordinatore dei lavori per l’area banche è stato
Andrea Bigi, direttore di AziendaBanca,
che ha evidenziato come per molti anni il CRM sia stato considerato
“morto”.
Nonostante i fallimenti del passato per Barbara Uttini,
vice presidente di Gartner, c’è una
probabilità pari a 0,9/1 che nel 2004 crescano gli investimenti
in CRM, purché vengano considerati una strategia di lungo
periodo: mediamente vi è un ritorno entro due anni.
Il CRM è nato su singoli canali, invece occorre un’integrazione
che porti alla multicanalità ed il passaggio da una modalità
di comunicazioni di massa all’ottimizzazione della relazione
con il cliente. La continua evoluzione della tecnologia consente
al CRM di specializzarsi per far fronte a ciò.
Per divenire un fattore competitivo rilevante il CRM deve scaturire
da una swot analisys, ovvero un'analisi dei punti di forza e di
debolezza aziendali su cui operare rispetto alle opportunità
e minacce presentate dal mercato, una volta definito l’obiettivo
dell’azienda si individuano i suoi clienti.
Oggi ci troviamo di fronte ad una sfida: contenere i costi ed innovare
velocemente, metaforicamente il mondo bancario italiano è
come “lo specchio di Alice”: per muoversi bisogna stare
fermi (perseverare) ovvero occorre continuare ad investire in CRM.
I numerosi fallimenti di applicazioni di CRM sono dovuti alla mancanza
di diversi fattori: esperienza, coordinamento fra i vari dipartimenti
(vengono coinvolti circa l’80% dei dipartimenti di un’azienda),
integrazione con i legacy system ed il supporto degli executive.
Vi è un elevato gap fra i benefici dell’IT e la percezione
della realtà, nel 2003 il maggior inibitore di strategia
CRM è il livello di qualità e di tempestività
dei dati trattati.
La customer satisfation e la customer loyalty sono dei fattori chiave,
ma sono mancate metriche oggettive in grado di evidenziare i benefici
ottenuti.
Acquisire un nuovo cliente è cinque volte più costoso
che mantenerne uno esistentem, per cui non ci si deve chiedere se
fare CRM, bensì come farlo.
Il contributo di Luca Saccardi, responsabile consulting
mercato banche ed assicurazioni di Hewlett Packard Italiana,
ha messo in evidenza la correlazione diretta tra l’esigenza
di fare pricing e la conoscenza della qualità del servizio
offerto. Si richiede pertanto un più elevato livello qualitativo
da parte di chi interfaccia il cliente e lo sviluppo di strumenti
di sintesi che vanno dal “centro” verso la “periferia”
per semplificare prodotti sempre più complessi ed incontrare
la preferenza del cliente.
Nei mercati/segmenti maturi differenziare il prodotto con i servizi
diventa sempre più difficile; un’alternativa per differenziarsi
è operare sui prezzi, ovvero realizzare un sistema di pricing
relativo a tutti i prodotti in portafoglio su tutti i canali utilizzati.
L’intervento di Fausto Bolognini, direttore
generale Quercia
Software, è stato dedicato al ruolo che il Call
Center può avere nell’ottica di servizio al cliente.
Con il largo uso di tecnologie Call Center, Contact Center e CRM
il Web consente una maggiore velocità di accesso ai servizi,
che diventa un fattore competitivo se la visione percepita dal cliente
è coerente con le sue aspettative. Così il supporto
di un Call Center finalizzato agli obiettivi del cliente o quello
di un Contact Center fortemente correlato con CRM per aiutare il
cliente e sopperire tramite un operatore quando richiesto diventano
fattori di successo: si attua una modalità multicanale in
un ottica di multiservizio.
Per avere un servizio esteso ci deve essere integrazione tra i canali
utilizzati per fornirlo: un unico modo per interfacciare con il
cliente, per proporgli ciò di cui ha bisogno, un sistema
real time che consente di conoscere un prodotto/servizio.
La struttura di un Contact Center specializzata per linea di prodotto
si presenta come un portale per interagire secondo un'unica logica
per ogni servizio, ad esempio integrando Web Call Center.
Principalmente interagiscono tre componenti: l’organizzazione
per gruppi specializzati, la tecnologia che consenta di estendere
l’accesso al servizio e l'organizzazione del lavoro.
L’utilizzo di un albero di identificazione del cliente tramite
user ID e password consente di segmentare la clientela per trasferire
all’operatore più esperto la telefonata del cliente
più importante o per richiamarlo.
L’attenzione ai costi rimane fondamentale, perciò è
importante analizzare i canali per individuare quello che permette
il contatto con il cliente che consente comunque di creare un maggior
valore anche dal punto di vista dell’offerta. Tutte le tecnologie
richiedono esperienza ed adattamento: è necessario un knowhow
molto forte. Per avere una visione integrata, caratteristica spesso
carente, ci sono due alternative: si può ricorrere ad un
outsourcing completo ed occuparsi solo delle proprie problematiche
di business, oppure si opera con un outsourcer del comparto.
L’intervento di Walter Cuchel, area marketing
strategico di Banca Lombarda e Piemontese, ha messo
in evidenza il concetto di multicanalità che si sviluppa
attraverso il telefono, internet e gli sms utilizzando un’unica
chiave di accesso per tutti i canali. I canali virtuali interattivi
fanno da supporto alla rete distributiva, vi è un’interazione:
una relazione fra strumento virtuale e reale attraverso pagine web
o campagne outbound. Le campagne outbound sono ritenute molto valide:
nel 2002 ci sono stati 60mila contatti utili, nel 2003 l’obiettivo
da raggiungere è realizzare 100mila contatti utili. Tale
validità deriva anche dall’analisi delle informazioni
raccolte nel database da considerare come un asset aziendale.
Ci sono state tre campagne di vendita caratterizzate da una bassa
redemption, ma con un trend in crescita. Il sistema di CRM è
intervenuto con la registrazione degli esiti della campagna e soprattutto
con un monitoraggio di tutti i dati raccolti, la cui elaborazione
li può trasformare in informazioni utili.
Va comunque rilevato che un momento molto importante per la vendita
rimane il contatto fisico con il cliente che avviene attraverso
la rete distributiva.
L’intervento di Andrea Cardamone, direttore
generale di We@service SpA, ha presentato un concetto
di cliente virtuale, inteso come nuovo segmento ed ha fatto riferimento
ai clienti che avevano assistito all'evento denominato "partita
del cuore", su invito di BPM.
La banca ha realizzato un cambiamento di carattere tecnologico,
si è trasformato il ruolo del cliente all’interno del
processo produttivo bancario: il cliente assume un ruolo. Si osserva
un diverso atteggiamento nel tempo da parte di chi entra in Internet:
inizialmente il sito aveva un ruolo solo informativo, entravano
in molti, ma uscivano immediatamente senza svolgere operazioni;
ora il sito ha una funzione dispositiva e a fronte di un numero
di entrate inferiore si riscontra l’operatività delle
stesse.
L’obiettivo della banca è mantenere i clienti, i clienti
che usano il virtuale sono spesso clienti fidellizzati, in quanto
potrebbero abbandonare la banca in mancanza di questo servizio.
Inizialmente si svolgevano solo operazioni molto semplici invece
col tempo diventano sempre più complesse. La complementarietà
fra i canali consente di aumentare i ricavi e ridurre i costi spostando
sul digitale attività della rete ed aumentando il livello
di autonomia del cliente.
Inizialmente l'impiego di internet avveniva nelle stesse fasce orarie
in cui i clienti si recavano in banca, ora l’atteggiamento
del cliente sta cambiando: in media un cliente comunica su internet
per 18 minuti e a qualunque ora.
La missione aziendale prevede una partnership con il cliente: l’obiettivo
è quello di trasferire al cliente delle competenze e farlo
in modo che ne sia soddisfatto, con un risparmio di costi da entrambe
le parti.
Il contributo di Claudio Chiesa, solution manager
di Oracle Italia, è relativo alla capacità
della tecnologia di consentire il raggiungimento di obiettivi specifici
e di modificare lo scenario di business: si sviluppa un nuovo ruolo
per il canale commerciale. Questo canale è oggetto di una
rivalutazione: il suo ruolo non è più solo reattivo,
ma diventa proattivo, si è avuto il passaggio da un ruolo
filiale-centrico ad uno rete-centrico.
Mentre la tecnologia proprietaria si muove verso le tecnologie aperte,
oggi più che mai si rende necessaria la condivisione e la
sincronizzazione delle informazioni e dei processi di business fra
i canali, occorre evitare una frammentazione dei dati fra direzione
marketing, rete commerciale e contatto con il cliente. Un approccio
multicanale richiede sia il consolidamento delle informazioni costituendo
un "customer hub", sia un’integrazione dei processi
in modo che le informazioni centralizzate possano essere condivise
fra i ruoli aziendali.
Dietro ogni customer hub deve esserci un "customer model",
quello di Oracle è Trading Community Architecture. Una soluzione
per il CRM multicanale consiste nell’utilizzare una customer
hub ed un sistema dedicato alla rete commerciale. Questo ha il compito
di migliorare la conoscenza col cliente in relazione alle sue esigenze
e quello di relazionarsi col cliente a 360°. Lo scenario completo
di utilizzo di un CRM multicanale parte dall’analisi del portafoglio
clienti, prosegue con la creazione di campagne pubblicitarie dirette
a promuovere offerte rivolte agli specifici target di clienti individuati,
queste costituiscono delle opportunità per la rete commerciale
e il loop dovrebbero chiudersi con un contratto/ordine.
Il contributo di Sergio Meacci, amministratore
delegato di Databank, ha posto l’accento
sulla qualità dei dati e sulla necessità di trovare
degli indicatori di prestazione dell’attività svolta.
Il CRM è inteso come parte del mercato e si studia la soddisfazione
dei clienti per rilevare specifiche indicazioni, articolate per
un prodotto, un’unità operativa o un altro oggetto
di interesse.
La raccolta delle informazioni è fondamentale per una loro
puntuale rielaborazione in un ottica di analisi. Un indice di customer
satisfaction non solo deve essere caratterizzato da un basso margine
di errore, ma deve cogliere anche le code dei soddisfatti: coloro
che non lo sono e coloro che sono più che soddisfatti. Ciò
perché generalmente i semplicemente soddisfatti non sono
fedeli, bisogna individuare le motivazioni a favore e le cause di
insoddisfazione.
Per superare le aspettative dei clienti sarebbe opportuno conoscerne
il comportamento, sia dei nostri clienti che di quelli dei concorrenti
per individuare i fattori a favore e non. Un’analisi sul passaparola
ha evidenziato la sua incidenza in positivo nel caso di passaparola
favorevole e in negativo nel caso opposto pari ad un punto percentuale
dell’indice.
Si può affermare di aver instaurato un rapporto di loyalty
col cliente quando non ci abbandona pur avendo nuove possibilità
sul mercato, mentre in alcuni casi i clienti sono trattenuti, non
cambiano perché dovrebbero sostenere dei costi per farlo.
L’indice di customer satisfaction risulta inferiore nel caso
dei clienti affluent, in questo caso il gap di immagine fra la prestazione
della banca, la qualità del servizio e le aspettative dei
clienti è forte.
Le difficoltà incontrate in un’analisi dipendono dalla
disuguaglianza delle risposte, dal diverso livello di esperienza
e conoscenza dei prodotti che hanno gli intervistati e dal differente
livello di completezza delle risposte.
Nell’ambito del retail il rapporto di fiducia si sta riducendo,
non si superano le aspettative spesso a causa di una cattiva gestione
delle code. Per migliorare la fiducia nel rapporto di front-office
si può agire sulla proattività e sull’assistenza
post-vendita. Secondo le norme ISO 9001, 9004 occorre effettuare
un riesame periodico degli indicatori di prestazione sui clienti.
L’intervento di Simone Ponti, sales manager
director di H&S, si è focalizzato sul
loro sistema CRM per il mondo finance, mettendo in evidenza il rapporto
tra il promotore finanziario ed il cliente. Il promotore finanziario
gestisce in esclusività il rapporto con i clienti, tuttavia
la rete finanziaria viene supportata dal sistema informativo. Tale
funzione di supporto si esplica attraverso la gestione della pianificazione
individuale del promotore e tramite le analisi di tipo finanziario.
Il sistema informativo svolge un ruolo di supporto anche nei confronti
del back office fornendo, ad esempio, una base di dati organizzata
e uno strumento per il calcolo provvigionale.
Il sistema informativo consente ai promotori finanziari di operare
con una maggiore flessibilità sul loro portafoglio clienti,
ogni promotore è dotato di un computer portatile e in futuro
potrà essere dotato di un palmare che sostituirà il
computer.
L’intervento di Maurizio Selvini di Banca
CR Firenze che utilizza un sistema CRM di H&S ha portato
una testimonianza del livello di collaborazione che la sua azienda
ha raggiunto col fornitore del sistema di CRM. La soluzione adottata
si è rilevata completa in termini di qualità della
prestazione e di allineamento col grado di servizio che la banca
vuole offrire. Tra gli obiettivi raggiunti c’è la riduzione
dei tempi di fatturazione mensile che si è ridotta a 10 minuti
(per i casi più semplici), mentre prima dell’implementazione
del sistema di CRM ne occorrevano circa il doppio; ora in 20 minuti
si può eseguire la fatturazione mensile dei casi più
complessi che prima richiedevano circa 30 minuti.
Il contributo di Edoardo Giorgetti, responsabile
marketing di Fineco-the New Bank, ha posto al centro
della struttura aziendale il cliente. La prima azione dell’azienda
è quella di motivare il cliente ad entrare ricorrendo ad
un’innovazione sia di tipo push attuando variazioni incrementali,
sia di tipo pull per i cambiamenti radicali. In relazione alle politiche
di pricing la tendenza volge alla condivisione del valore con il
cliente, in modo da conseguire un risparmio di costi da entrambe
le parti. In relazione ai canali utilizzati il mezzo più
maturo è il web, ma si fa riferimento anche al telefono con
un sistema di riconoscimento vocale ed al wireless per spostare
l’informativa dalla voce ai dati; relativamente a quest’ultimo
canale è in atto una collaborazione tra Fineco e Tim. La
fruizione del servizio deve avere le caratteristiche di sicurezza,
disponibilità ed accesso personalizzato. L’interfaccia
si differenzia per tipologia di cliente: il portafoglio clientela
viene segmentato in base all’esperienza maturata e dimostrata
da ciascun cliente al quale viene presentata l’interfaccia
ritenuta più idonea.
Da un punto di vista operativo un obiettivo che si intende raggiungere
è di ridurre il numero di domande dei clienti aumentando
le possibilità di trovare on-line la risposta agli interrogativi
più frequenti.
Il sistema bancario può recuperare efficienza attraverso
l’on-line e soprattutto può aumentare la possibilità
di competere a livello internazionale per i clienti interessati
che richiedono un servizio con maggiori prestazioni.
Gli obiettivi che si vogliono perseguire sono la customer care e
la qualità totale, perché ciò avvenga deve
esserci coerenza tra servizio atteso dal cliente ed erogazione.
Da un punto di vista del marketing ci si sta volgendo verso una
mass adoption che metta al centro la customer care velocemente ed
efficacemente.
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