Nel
corso dell'incontro "TO BE ON LINE" organizzato dal Club
CmmC a VoiceCom 2000 l'8 marzo 2000, si è svolta una tavola
rotonda sul tema "Investire
sulle Risorse Umane"
Nel seguito si riportano gli spunti principali della
discussione.
Benvenuto e introduzione a cura del Dr. PierLuigi Paolillo
Delegazione del Club di Torino.
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Due sono le decisioni importanti di recente prese dal
Club CmmC:
1)
Creare le Delegazioni territoriali per coinvolgere
maggiormente le realtà locali, per capire meglio
quali sono le problematiche specifiche di alcune aree geografiche
e per dare risposte mirate ad ognuna di esse. Le nuove Delegazioni
del Club sono quelle di Torino e di Roma. Sarà così
possibile un monitoraggio più attento, la promozione
dell’affiliazione e l'organizzazione locale di meeting ed
incontri.
2)
Avviare
un Osservatorio permanente sul mercato dei Call Center per
approfondire la conoscenza sulle attività svolte
all’interno delle strutture, capire le problematiche legate
al dimensionamento studiando le nuove esigenze emergenti.
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Tavola
rotonda: "Investire sulle
Risorse Umane"
Come le organizzazioni call center investono sulle risorse umane
e quali sono gli aspetti da migliorare: selezione, ma anche formazione
e retraining, e ancora motivazione e valorizzazione della persona
per assicurare alta qualità nel servizio nei call center.
Ha
moderato il dibattito l'Ing. Rino Pannella di DHL International.
Rino Pannella
ha aperto la tavola rotonda ricordando che "investire
nelle risorse umane è fattore di successo dei Call
Centers; nonostante oggi i costi relativi al personale pesino
per il 60%-70% sul totale, essi sono giustificati dal fatto
che tali risorse rappresentano il motore che incide nella
riuscita degli obbiettivi."
Nel seguito vengono riassunti gli interventi della tavola
rotonda a cui hanno partecipato:
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Nelle
foto sottostanti, i relatori della tavola rotonda:
da sinistra: Silva
Tiranti, Amministratore Unico ANDROMEDIA; Rino Pannella; Franco
D’Egidio, Amministratore Delegato SUMMIT; Alberto Gimari, Partner
WATSON WYATT ISSO
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Silvia
Tiranti, Amministratore Unico ANDROMEDIA
Andromedia è una società di formazione del personale
nata nel 1987 che lavora sul passaparola dei clienti. Fin da principio
si è occupata della formazione di operatori telefonici ed
in particolare di operatori di telemarketing outbound. La formazione
valuta che per occupare questa posizione si ha bisogno di persone
che oltre a saper usare gli strumenti messi a disposizione, sappiano
usare il cervello, andando "oltre", cogliendo le esigenze
del cliente e mostrandosi attivi nell’interazione con gli altri.
Questo risultato si può ottenere con un lavoro che nasce
già dalla fase di selezione, processo molto complesso che
parte dall’analisi della posizione e continua con fasi quali la
selezione telefonica, l’intervista di gruppo, test attitudinali
ed infine una prova simulata (fase in cui vengono scartati il 75%
dei partecipanti).
La
formazione viene distinta tra operatori che si occupano di attività
outbound e coloro che gestiscono attività inbound.
Il percorso formativo degli adulti è molto complesso poiché
essi hanno un atteggiamento inconscio di selezione di ciò
che viene loro insegnato. Il loro errore è di pensare di
dover apprendere solo ciò che credono possa servirgli. Bisogna
far capire loro che quello che essi imparano è comunicare
con gli altri, comunicazione che va oltre le parole e che può
servire come crescita individuale nella propria vita.
La figura del responsabile deve essere di guida per tutti gli operatori,
egli deve creare il clima ideale in cui lavorare e ha il ruolo fondamentale
di far crescere le persone ed insegnare loro ad aiutare gli altri
a crescere a loro volta. Il responsabile deve sviluppare capacità
di negoziazione e dare feedback sia positivi che negativi senza
creare demotivazione.
La
formazione di operatori outbound è molto complessa
e coinvolge, non solo la comunicazione, ma anche le conoscenze
informatiche. Le capacità da sviluppare sono il controllo
dello stress, l’empatia e la retroazione. Per poter raggiungere
questo traguardo è giusto seguire un percorso che induca
le persone ad essere rimotivate e che faccia capire loro cosa
significa "Customer satisfaction" per poterla perseguire.
E’
utile che gli operatori abbiano una formazione continua per poter
essere stimolati al miglioramento. In questa direzione si sono
sviluppati, in questi ultimi anni, i "laboratori di qualità"
all’interno dei quali vengono studiate le aree di criticità
che si hanno nell’assolvimento del proprio lavoro e dove, dopo
un’attenta analisi individuale, si cercano aree di miglioramento
con percorsi differenziati da persona a persona.
Alla
domanda "Cosa significa realizzare delle best performance nei
Call Centers in termini di qualità?" la Dr.ssa
Tiranti ha ricordato che gli operatori, soprattutto coloro che si
occupano dell’attività inbound, devono avere una spiccata
capacità di relazionarsi. Ciò che permette una gestione
ottimale delle relazioni interpersonali è:
-
flessibilità (capire quando seguire le procedure e quando
lavorare in autonomia)
-
disponibilità (la comunicazione con il cliente è
un valore aggiunto al prodotto o al servizio offerto dall’azienda)
-
interazione
nel gruppo (ci deve essere sintonia con le altre persone che
gestiscono contemporaneamente la pratica)
-
negoziazione
-
gestione
dell’interlocutore (ciascun cliente ritiene il proprio problema
fondamentale bisogna perciò fargli capire che viene gestito
come tale). 
Alberto
Gimari,
Partner WATSON WYATT ISSO
La
Watson Wyatt Isso è una società specializzata in
Uman Capital presente in 35 paesi dove fa consulenza ed indagini.
La sua ricerca nell’ambito dei Call Centers nasce da una teoria
più ampia che si rifà a considerazioni sul costo
del lavoro.
Questa società ha elaborato le sue diverse teorie basandosi
sul concetto di Best performer, tema di cui si è discusso
molto teoricamente, ma che ha livello pratico è stato ignorato.
La Watson Wyatt Isso ha trasferito la teoria alla pratica creando
una metodologia di lavoro.
Nell’ambito del Call Center gli operatori si dividono in Best,
Normal e Bad.
L’analisi cerca di capire qual’è la differenza tra
i Best, cioè tra coloro che hanno delle performance maggiori,
e tutti gli altri.
Si è rilevato che essi hanno microcomportamenti invisibili
ad occhio nudo, ma rilevabili per mezzo di una rigorosa metodologia.
La prima fase del lavoro di ricerca si basa sul creare un repertorio
di microcomportamenti, ritenuti più importanti, legati
all’attività svolta dagli operatori telefonici.
La seconda fase, una volta individuati tali caratteri, è
di valutare le persone in base ai microcomportamenti considerati,
assegnando a ciascun individuo un valore relativo ad essi. Attraverso
un calcolo statistico si riesce a stabilire quali microcomportamenti
sono correlati con le Best performance. Al termine di questo studio,
il risultato porta ad isolare, su 30 comportamenti, circa 5 o
6 caratteri discriminanti, presenti nei Best, su cui poi lavorare.
Attraverso questa analisi, non solo è possibile individuare
le differenze che ci sono tra le persone, ma si riescono ad individuare
le debolezze su cui poi lavorare attraverso una formazione più
mirata.
Alla
domanda "quali sono i limiti di applicazione di tale metodologia
al caso dei Call Centers?", il dott. Gimari
evidenzia due condizioni particolari. La prima condizione è
che questa metodologia sia applicata ad un ruolo professionale
in cui ci sia un’area di discrezionalità, la seconda è
che per poter ottenere dei risultati, ci deve essere un numero
minimo di operatori sui quali fare questa analisi. Questo numero
deve essere superiore alle 50 unità.
Se
si considera che la differenza di produttività tra i Best
e i normal è in media del 30% e che i primi sono presenti
con una percentuale del 15% sulla popolazione lavorativa, la possibilità
di ottenere un incremento di produttività cercando di trasferire
le qualità comportamentali sui normal è alta. Anche
se, attraverso una formazione calibrata si riesce ad avere una
crescita dell’8% su di essi, si avrà un recupero di efficienza
che non può essere considerato indifferente.
Questa
analisi ha anche un altro risultato, quello cioè di sfatare
i luoghi comuni che vedono il migliore operatore come colui che
ha una buona relazione con il cliente. In realtà oggi
molti sono in grado di trattare con l’utenza, la differenza è
data da piccoli dettagli, come la puntualità nella risposta
o la disponibilità che traspare al chiamante.
In una società dove c’è un livello uniforme di preparazione
e di cultura è necessario, per migliorare, utilizzare la
logica del confronto.
Franco
D’Egidio, Amministratore Delegato SUMMIT
La
Summit è una società nata nel 1980 specializzata
nel cambiamento culturale orientato alla qualità del servizio.
Tutti gli anni novanta sono stati caratterizzati da trasformazioni
nella cultura del lavoro e nel passaggio di interesse da prodotto
a servizio. La Summit però è stata in grado di andare
oltre riuscendo a dare un messaggio importante: "mettere
al primo posto le persone" nell’ambito aziendale perché
sono proprio loro che, motivate da questa impulso, mettono al
primo posto il cliente.
Il
cliente non compra più un prodotto nè un servizio,
ma un’esperienza. La cosa più importante, perciò,
diventa gestire in maniera ottimale la relazione con esso.
All’interno del Call Center, si amministra, in pochi istanti,
un contatto che nasce come "momento tragico",
perché spesso le richieste dei clienti sono troppo esigenti
o perché si accolgono lamentele, ma che bisogna trasformare
in "momento magico". Per raggiungere questo obiettivo,
bisogna agire profondamente sui comportamenti, impresa non certo
facile! Si può cadere nell’errore di non intervenire sui
comportamenti del management, tralasciando il fatto che è
proprio all’interno dell’azienda che si creano i presupposti che
portano ad ottimi risultati.
Il cambiamento, nella concezione del lavoro deve partire dal
vertice e arrivare alla base attraverso una fase di valorizzazione
del personale. Se ciò non accade si corre il rischio
di non praticare ciò che nella realtà si predica.
Il
mezzo per riuscire ad ottenere il miglior risultato è quello
di motivare gli operatori e non limitarsi ad accusare soltanto
nei momenti in cui si colgono degli errori durante lo svolgimento
dei propri compiti.
E’ sufficiente che un operatore abbia un atteggiamento mentale
negativo per trasmettere al cliente un messaggio sbagliato dell’azienda.
Per evitare che tutto ciò accada bisogna ribaltare il rapporto
che vi è all’interno della struttura lavorativa.
V
partendo dal vertice ribaltando la visione gerarchica a piramide
e mettendo al vertice di essa il cliente come elemento più
importante: al vertice della piramide c’è il cliente e
alla base il management.
Alla
domanda "il lavoro del Call Center per un giovane diplomato
o laureato può rappresentare un momento di transito o una
nuova professionalità?" il dottor D’Egidio
ha risposto che se ciò che si auspica è di formare
una nuova professionalità, affinchè essa possa crescere
bisogna dargli sostegno e bisogna valorizzarla. Non va tralasciato
il ruolo determinante che può avere la leadership nell’ispirare
le persone e renderle capaci di fare cose eccezionali.
Bisogna
trasformare i clienti insoddisfatti o indifferenti in clienti soddisfatti
e ciò è possibile, non lavorando su qualità
scontate, ma su richieste specifiche superando le loro aspettative
e facendo sentire gli operatori protagonisti nel raggiungimento
dei traguardi. L’impresa deve investire in competenza e trasmettere
un messaggio di qualità, deve introdurre all’interno dei
suoi meccanismi nuovi valori e nuovi atteggiamenti mentali volti
ad interiorizzare il senso di responsabilità.
Per
informazioni rivolgersi al Coordinamento
del Club CMMC
Via Carducci 38 Milano - tel 0272021195