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Relazione
convegno imprese
IL CLIENTE
È RE?
CRM, marketing, relazione con il cliente e con il
cittadino
EDIPI
dal 2 a 3 di aprile ha organizzato questo convegno sugli investimenti
in CRM per migliorare il servizio al cliente e al cittadino. Il
convegno era dedicato agli operatori di quattro aree: banche, assicurazioni,
pubblica amministrazione e alle imprese.
L'area
tematica dedicata alle imprese è stata introdotta da Francesca
Bodini, direttore di Mkt, che ha ricordato
un affermazione di Bosco di Mediaset secondo il quale il cliente
di un’azienda non si sente assolutamente re, nonostante le
dichiarazioni di molte imprese che sostengono che il cliente sia
al centro della loro filosofia aziendale.
L’intervento
di Mario Massone, amministratore di Markab
e fondatore del Club CMMC, ha presentato le linee
di sviluppo del mercato CRM in Italia e lo ha confrontato con quello
dell’Inghilterra, il più avanzato a livello europeo.
Dal 1988 il numero di postazioni call center in Italia ha subito
un forte aumento: prima c’era una differenza di due zeri rispetto
all’Inghilterra, da circa un anno tale gap si è ridotto
di uno zero. Si tratta di un cambiamento importante poiché
indica un recupero effettuato in un tempo relativamente breve.
L’Italia è caratterizzata dalla presenza di oltre 1800
call center, in gran parte con CTI e quasi il 50% delle postazioni
è dotata di CRM operativo.
Un fenomeno di rilievo è il ricorso all'outsourcing: per
i costi, per una maggiore specializzazione e per l’utilizzo
del modello di centro di profitto.
Stiamo assistendo ad una nuova fase di sviluppo in cui il comparto
può migliorare attraverso la ristrutturazione, l’aggregazione
e nuove realizzazioni di servizi: l’innovazione è fondamentale.
Per scoprire nuovi servizi si rende però necessario un benchmark
che evidenzi le opportunità di realizzazione. Anche questa
nuova fase del settore impatta con le riforme del Paese in relazione
al mercato del lavoro, al rafforzamento dell’innovazione ed
al miglioramento del mercato finanziario.
E' purtroppo ancora diffusa la sottostima delle capacità
dei clienti e la “C” del CRM dovrebbe significare non
solo cliente, ma anche cittadino e collaboratore.
Il Call Center non ha una propria vision e non investe a sufficienza
per creare innovazione, mentre essa sarebbe determinante per poter
competere.
Due appuntamenti di rilievo di quest’anno saranno l’ECCO
DAY, che si terrà il 20 maggio a Parigi, e la Giornata Nazionale
del CRM e dei Call Center del 16 ottobre promossa da CMMC.
Il contributo di Cristina Marcenaro, strategic business
unit director-manufacturing retail & serviceli Allaxia,
ha evidenziato la necessità della "misurazione".
Il sistema di customer intelligence ha l’obiettivo di collocare
ogni cliente in un cluster relativo a specifici prodotti/servizi,
si individuano inoltre i fattori di forza e di debolezza dei prodotti/servizi,
aumentando così il valore delle informazioni raccolte. Il CRM
deve essere inteso come un insieme di tecnologie e persone, non si
dovrebbe enfatizzare l’aspetto tecnologico, come si è
fatto in passato, dimenticandosi che CRM è una strategia che
come tale dovrebbe essere intesa anche dai managers che si trovano
ad applicarla.
“Le tecnologie abilitano ma le persone fanno il risultato”,
CRM non solo come applicazione tecnologica, informatica e come nuovo
canale di comunicazione, ma quale strumento che consenta di aumentare
i ricavi dell’impresa e soddisfare i clienti anticipandone i
bisogni, esplicitando quelli latenti ed individuandone di nuovi. I
clienti dovrebbero pagare in relazione al loro uso/utilizzo del servizio
e per riuscire in questo intento occorre aumentare le informazioni
possedute e migliorarne la qualità.
L’intervento
di Nicola Caimi, direttore generale di Topcall,
si è focalizzato sulla multicanalità intesa come uno
degli strumenti che ci aiutano a risolvere i problemi di interazione
con i clienti. Si possono intraprendere due diversi approcci: il primo
tende a migliorare il modo esistente di interazione tra impresa e
cliente rendendolo più efficace ed efficiente; il secondo prevede
invece un cambiamento radicale nella modalità di rapportarsi
con i clienti tale da conferire alla nuova interrelazione unicità
e maggiore competitività.
La variazione dovrebbe riguardare principalmente i processi e non
necessariamente gli strumenti utilizzati, mentre l’enfatizzazione
del canale elettronico ha creato aspettative molto alte e vi è
stata una sovrastima.
L’obiettivo principale durante l’interazione col cliente
è quella di ridurre il gap fra servizio atteso e servizio ricevuto.
Si dovrebbe facilitare l’accesso alle informazioni per il cliente,
non sempre gli strumenti più utili sono solo il telefono ed
internet.
Per migliorare il servizio al cliente bisognerebbe ridurre i tempi
di risposta, ovvero diminuire le discontinuità interne all’azienda
e per fare ciò si può ricorrere ad un flusso operativo
integrato. Inoltre il ciclo del processo deve essere chiuso, solo
così si è operato in un’ottica cliente.
La comunicazione multicanale non è costituita solo dagli strumenti
(call center, accesso ad internet, IVR, automatizzazione invii, ecc.),
ma dovrebbe avere degli obiettivi. Se l’obiettivo è quello
di ridurre la discontinuità e dare un feedback al cliente si
considerano gli elementi che influenzano il tempo di risposta/erogazione,
si agevola e velocizza la comunicazione interna e si rende la risposta
più tempestiva.
Il caso
aziendale presentato da Alessandro Sforza, responsabile
di customer care information technology Telecom Italia,
ha illustrato l’inserimento del sistema Topcall nell’area
IT di Telecom Italia che non è a contatto con il cliente. Questa
area infatti opera esclusivamente sul mercato captive, il customer
care si rivolge alla business unit Domestic Wireline. Per gli ambienti
applicativi si fa riferimento ad una struttura organizzativa e di
processo che prevede la presenza di diversi team leaders ognuno dei
quali coordina 30-40 operatori. Le relazioni avvengono tramite un
sistema multicanale con telefono, fax, mail, sms, internet ed e-mail;
se l’applicazione di tale sistema è corretta si può
avere una relazione di tipo one-to-one anche di fronte a volumi di
contatto molto elevati.
La razionalizzazione della ricezione dei fax consente ai clienti di
avere la certezza dell’avvenuto recapito di ogni fax tramite
avviso con sms su quasi tutti i servizi dell’azienda. Anche
i tempi di risposta si sono ridotti dai 20 giorni necessari prima
che fosse implementato questo sistema ai 5 giorni di adesso, vi è
anche un avviso al cliente di chiusura della pratica effettuato tramite
call center o via sms.
L’intervento
di Fabio Monti, consigliere di Adico,
ha messo in evidenza i due aspetti peculiari del CRM: da una parte
l’information technology e tutte le sue strumentazioni e dall’altra
la creatività dell’uomo di marketing che non sempre riesce
a comprendere e capire il collega dell’IT.
Quest’ultima è una problematica spesso sottovalutata,
che tuttavia riassume le difficoltà incontrate in molti casi
di fallimenti del CRM.
Gli aspetti tecnici considerati da coloro che si occupano di IT sono
distanti, differenti dalle tematiche analizzate dai colleghi dell’area
marketing.
Lo stesso marketing può essere applicato in maniera tradizionale
e basarsi sulla letteratura, oppure può essere inteso in una
maniera più creativa che pone maggiore attenzione alle altre
aree aziendali ed ai fattori che può influenzare e dai quali
può essere influenzato.
In relazione alla customer care si riscontra un problema di mercato
derivante dalla bassa attenzione che di fatto l’azienda dedica
al cliente a causa della difficoltà a cambiare ottica. L’attenzione
al cliente non è assente, ma non è neppure globale.
Essa, invece, si differenzia per tipologia di cliente: un cliente
più importante nel portafoglio aziendale, che porta maggior
valore all’azienda riceve maggiore attenzione dei clienti meno
influenti.
Un’altra distinzione da evidenziare riguarda la tipologia di
prodotto venduto o servizio erogato: l’attenzione è maggiore
verso il cliente che acquista un prodotto di lusso rispetto ad un
prodotto di massa ed è più grande quando si tratta di
un servizio distintivo, che è fattore competitivo determinante
rispetto ad un servizio generico. Manca comunque una definizione univoca,
precisa di CRM poiché ogni azienda ne ha un’interpretazione
propria che deriva anche dagli strumenti utilizzati e dai risultati
raggiunti. Spesso c’è un problema di comprensione, di
linguaggio fra gli operatori dell’area marketing e quelli dell’area
sistemi informativi, la collaborazione fra di loro è inferiore
a quella che gli stessi dichiarano.
L’intervento
di Francesca Bodini, direttore di Mkt,
ha concluso la sessione con la presentazione di un sondaggio telefonico
effettuato su un campione di 1.000 direttori marketing operanti in
diversi settori.
Per il 70% degli intervistati vi sono rapporti continuativi fra la
direzione marketing e la direzione sistemi informativi, ma solo per
il 50% degli intervistati tali relazioni contribuiscono al miglioramento
delle strategie di marketing.
La realizzazione di progetti internet e la profilazione della clientela
sono le attività che vedono la maggiore collaborazione fra
le due direzioni, infatti, la realizzazione del sito web o di un portale
aziendale emerge come il progetto gestito in collaborazione più
indicato dagli intervistati, ben il 45%.
Solo nel 14% dei casi vi è collaborazione per realizzare progetti
di CRM e solo per un 5% per sviluppare e gestire call center, tuttavia
il 30% degli intervistati annovera la realizzazione di progetti CRM
tra i progetti gestiti in comune.
Quando c’è collaborazione nel 60% dei casi la guida dei
progetti spetta ad un team composto da membri di entrambe le direzioni,
se invece non viene creato un apposito team prevale la guida della
direzione marketing.
Da questo sondaggio emerge anche che nell’80% dei casi viene
considerato importante il lavoro congiunto delle due direzioni per
realizzare progetti di marketing efficaci, tuttavia nel mercato attuale
la collaborazione “reale” fra le due direzioni risulta
di molto inferiore.
Un grosso ostacolo a tale forma di collaborazione deriva probabilmente
dalle difficoltà di linguaggio e di approccio incontrate dalle
due direzioni nel momento cui vi deve essere un’interazione
costruttiva.
L’utilizzo di un linguaggio diverso ed i tempi di risposta vengono
considerate come le maggiori criticità incontrate dai direttori
di marketing quando si rivolgono ai direttori di sistemi informativi.
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