Le discussioni affrontate dalle tavole rotonde
del convegno "To be on line", promosso dal Club CMMC
- Customer Management & Multimedia Callcenter
(Milano, 19 febbraio 1998).
Durante il convegno sono state evidenziate due azioni
che intendono accelerare lo sviluppo delle relazioni tra organizzazioni
e clienti. Si tratta innanzitutto di costituire una banca dati
che contenga l'offerta degli operatori dei moderni Call Center
e anche degli altri specialisti che vi operano. "Tale banca
dati - ha dichiarato Mario Massone di Markab - aperta a tutte
le società del Club CMMC, potrà ridurre i tempi
ed i costi della selezione e della scelta di queste figure professionali,
contribuendo anche a mantenere un livello adeguato di formazione".
Inoltre, per poter accelerare le relazioni ed il
confronto attraverso il sito Internet del club CMMC "www.club-cmmc.it",
è prevista un'azione di promozione per l'installazione
di accessi Internet ai responsabili dei Call Center e dei Servizi
al Clienti, in quanto attualmente molti ne sono ancora sprovvisti.
Tutte queste azioni sono destinate ad aumentare la
sensibilità del Top Management sui problemi che deve quotidianamente
affrontare un'organizzazione on-line, compressa com'è da
un lato dal mantenimento della nuova relazione con i clienti e
dall'altro dalle abitudini e dalle procedure esistenti.
Tra i programmi 1998 del Club CMMC, oltre al miglioramento
dei servizi interattivi sul sito Internet, vi è un viaggio
in Irlanda, la "terra dei Call Center", allo scopo di
aumentare lo spettro di benchmarking e di esperienze.
Ma veniamo ad alcuni passi del dibattito. I rappresentanti
delle organizzazioni che stanno ponendosi all'avanguardia nelle
comunicazioni con i loro clienti hanno evidenziato le principali
opportunità ed i vincoli, che hanno raccolto ed affrontato
nel corso del loro più recente sviluppo.
La prima cosa che colpisce riguarda i risultati già
conseguiti dalle nuove organizzazioni on-line. Ad esempio, secondo
Gabriella Noto di Comit on line, "dalla fase di avvio ad
oggi il servizio ha avuto un incremento pari al 40% di nuovi clienti,
cioè di nuovi conti correnti di clienti non-Comit ed in
media sono quasi 6.000 i nuovi clienti ogni mese". Mentre,
per Carlo Pavese di Citifin "le attività di Call Center
hanno consentito di accrescere le opportunità di business
di oltre il 30% nell'ultimo anno e di assistere il cliente".
Secondo Pierluigi Paolillo di Pronto Assistance,
inoltre, "la centrale operativa, che impiega 50 addetti,
ha permesso di ridurre il tempo di liquidazione dei danni sino
anche a 2 ore".
Alberto Rubbo di DeAgostini Mailing afferma che "il
Call Center ha gestito 600.000 contatti nel 1997, cercando di
rispondere al meglio ai clienti".
"Le realtà sono molto varie: da quelle
più sofisticate come in Spagna, si passa a realtà
da ristrutturare come quelle italiane e tedesche - afferma Giacomo
Del Felice di Pirelli. L'esigenza tuttavia è unica: ridisegnare
la distribuzione del prodotto sul mercato ed affidare alla forza
di vendita un ruolo da promotore, delegando l'acquisizione dell'ordine
all'organizzazione Call Center, usando anche il canale Internet".
Luca Borroni di Viking Office Products informa che
"pur essendo attivi solo da poche settimane hanno distribuito
1.500.000 cataloghi e hanno già oltre 4.000 clienti, riscontrando
che il servizio clienti è il vero vantaggio competitivo".
In breve, gli interventi hanno evidenziato come il
Call Center sia un punto di contatto "amico" sempre
e comunque accessibile al cliente, ascoltandolo e contenendo i
costi. Il Call Center è pertanto uno strumento per fidelizzare
la clientela, ma anche per evitare di essere coinvolti nella guerra
dei prezzi, con un'attenzione sempre più rivolta verso
i servizi.
Le aziende del panel hanno poi testimoniato l'esistenza
di alcuni vincoli da rimuovere e di importanti programmi da attuare.
Tra questi ultimi, Gabriella Noto di Comit on line
ha dichiarato che "tra poco sarà attivato il servizio
di home banking via Internet e che, per segmentare la clientela,
vengono stipulate convenzioni con alcuni segmenti professionali".
Per quanto riguarda i vincoli, invece, molti riguardano
il problema del personale. "Abbiamo avuto problemi di selezione,
perché non interessati a persone di esubero, ma a quelle
con esperienza di Call Center, laureate e con conoscenza delle
lingue - afferma Carlo Pavese di Citifin - Per il lancio della
carta di credito Citibank card in Italia ci occorre personale
che conosca bene l'inglese".
Giacomo del Felice di Pirelli ammette "problemi
nella ricerca del personale e che si sta valutando una razionalizzazione
a livello europeo dei servizi in un unico Call Center, anche se
le realtà sono differenziate e persino la durata della
chiamata è molto diversa da un paese all'altro".
In altri casi sono previsti a breve investimenti
in nuove soluzioni tecnologiche.
Per Alberto Rubbo di DeAgostini Mailing "la
qualità del servizio è ancora insufficiente, per
questo si sta puntando alla tecnologia CTI con l'obiettivo di
razionalizzare l'attività degli operatori e omogeneizzare
l'atteggiamento di questi nei confronti del cliente. Nel futuro
- afferma Rubbo - si cercherà di centralizzare il servizio
al cliente per tutto il Gruppo, in modo da porsi come punto di
riferimento per i clienti, gli agenti, i distributori, gli edicolanti,
ovvero diventare un contact center".
" Le tecnologie sono molto più avanti
rispetto alla cultura delle compagnie assicurative - sostiene
Pierluigi Paolillo di Pronto Assistance. Il ramo 18 ha un rapporto
sinistri/premi del 40%, ovvero si guadagna 60 lire di premi ogni
100 lire che si spende. Mentre il ramo RC auto ha un rapporto
negativo, quindi si spende di più di quello che si incassa".
"Il vero problema sono i manager non orientati
al servizio clienti - afferma Luca Borroni di Viking - Prima di
tutto bisogna rendere soddisfatti i professionisti del Call Center,
che rappresentano una grande opportunità per capire i reali
bisogni dei clienti. Tutto il resto non è un vero vincolo.
Per loro fortuna le organizzazioni on-line possono
disporre di servizi forniti in outsourcing da società con
esperienze e competenze diverse: dalla cura degli aspetti della
comunicazione alla gestione delle tecnologie più evolute.
Su questi argomenti si sono espressi gli invitati della seconda
tavola rotonda.
Spesso l'attività primaria di chi fornisce
servizi consiste nell'analizzare i processi economici di un'azienda
(quante chiamate, quali tempi di risposta, quali tempi di attesa,
quali aspetti contrattuali), fare chiarezza negli obiettivi e
definire i parametri di performance.
"I rapporti tra l'azienda di servizi e l'azienda
cliente spesso sono critici perché c'è un grado
di diffidenza iniziale molto alta - sostiene Mario Meazza di Call
Center Services - La domanda tipica che viene rivolta è:
quante risorse vengono allocate per gestire il Call Center? Prima
bisogna vedere l'azienda cliente, poi misurare le variabili. Inoltre,
già dall'inizio è bene definire le politiche di
prezzo per il raggiungimento degli obiettivi".
Gianmario Re Sartò di Europassistance (da
30 anni sono in Italia, con 180 miliardi di fatturato nel '97,
5 milioni di veicoli assistiti, 1 milione di case e 400mila casi
di assistenza all'anno) ha dichiarato che l'azienda ha raggiunto
livelli di servizio tali da ottenere una certificazione ISO 9000
nel '93 e, a partire dallo stesso anno, ha cominciato ad offrire
servizi in outsourcing. Per loro "l'outsourcing non è
un contratto di servizi per un'altra società, ma è
una partnership con una società, una condivisione di obiettivi
e rischi; ecco perché sono importanti le informazioni sui
clienti finali e le analisi sulla loro soddisfazione".
Secondo il parere di Enrico Gasperini di Inferentia,
"il Call Center integrato è un centro globale in cui
l'azienda si virtualizza; vi sono tanti canali di collegamento
con il cliente ed un unico centro che è l'azienda, in tale
contesto è importante la gestione intelligente del database
dei clienti".
Per concludere, i relatori si sono ancora occupati
delle risorse umane.
Giovanni Nichilò di Atesia ha informato che
"il centro servizi dispone di circa 1.500 operatori dotati
di partita IVA e che, dopo la selezione, per 3 giorni seguono
un corso di tecnica della comunicazione telefonica ed uso del
pc. Poi fanno formazione sul prodotto o sul servizio da gestire.
Il turn-over è del 30%: Atesia è una scuola di formazione
per l'intero bacino romano.
Per Gianmario Re Sartò di EuropAssistance,
invece, "il personale deve essere assunto perché le
risorse valgono almeno il 50% del successo". Da 500 curriculum
che arrivano in EuropAssistance, ne vengono scelti 100 e di questi
meno di 10 sono gli assunti. Hanno diversi tipi di incentivi,
perché "bisogna conferire al ruolo la professionalità
che gli compete e che oggi dagli operatori non è molto
sentita".
"Le persone sono assunte e scelte con l'azienda
per la quale si fa outsourcing -dichiara Mario Meazza di Call
Center Services - Obiettivo è la motivazione degli operatori
in base ai risultati ottenuti: loro sanno quali sono i criteri
di misurazione e quali i risultati ottenuti".
(per gentile concessione del mensile Office Automation
- Edizione Soiel International)